Radi è bulgara, Sonia è cinese, Sihem è tunisina, mentre Ana e Ljuba erano entrambe jugoslave prima della guerra che ha cambiato le loro nazionalità, rendendole rispettivamente croata e serba. Ora Radi è una pescatrice. Ana e Ljuba gestiscono una piccola galleria d’arte. Sonia è la proprietaria del ristorante cinese più conosciuto di Roma e Sihem ha fondato un’associazione che aiuta chi si trova in difficoltà economiche. Sono loro le “Strane straniere” protagoniste del documentario di Elisa Amoruso presentato nella sezione Kino della Festa del Cinema di Roma e in programm al Laceno d’oro venerdì 9 dicembre, alle ore 17.30, presso il Carcere Borbonico di Avellino.

Cinque donne completamente diverse che la regista è riuscita a fondere insieme: emozioni, paure e rivendicazioni profondamente simili le rendono un personaggio unico.

Il soggetto del documentario nasce dallo studio e un’idea dell’antropologa e autrice Maria Antonietta Mariani su circa dieci straniere che sono riuscite a creare attività in Italia, integrandosi perfettamente. Quello che ne esce è un romanzo di formazione che ha richiesto un lavoro di montaggio lungo due anni. La scelta di puntare sulle donne è voluta. Perché nelle storie di Radi, Sonia, Sihem, Ana e Ljuba non c’è soltanto il coraggio di ricominciare in un luogo straniero, ma anche un percorso di emancipazione dai loro uomini: mariti, fidanzati o fratelli.

Queste donne sono la dimostrazione che – spiega la regista – chi arriva dall’estero non è soltanto un peso, ma una risorsa importante per produrre qualcosa e far crescere il nostro Paese.

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