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Olivier Assayas (Parigi, 25 gennaio 1955) è un autore senza confini: regista, sceneggiatore, critico cinematografico. Ha ereditato la passione per il cinema dal padre, sceneggiatore e adattatore di romanzi per il cinema e la televisione, nonché assistente di alcuni grandi cineasti dell'epoca: Ophuls, Pabst, L'Herbier. Inizia affiancando il padre, nel suo lavoro di sceneggiatore, e facendo l'assistente sui set francesi di grosse produzioni americane, tra cui Superman di Richard Donner. Ancor prima di avviare la carriera di autore, e grazie anche al suo primo cortometraggio del 1979, Copyright, Assayas lavora per i Cahiers du Cinéma dal 1980 fino al 1985. Durante questi cinque anni si occupa, come prima di lui Godard e Truffaut e altri cineasti della Nouvelle Vague, di analizzare l'opera di altri registi e autori cinematografici e si interessa in modo particolare al cinema asiatico, con il merito di scoprire e far conoscere in Francia alcuni autori notevoli della produzione dell'est. Non disdegna tra l'altro di occuparsi della sua seconda grande passione, la musica e soprattutto il rock, scrivendo per la prestigiosa rivista “Rock & Folk”. Proprio durante gli anni passati nella redazione dei “Cahiers du Cinéma”, gira anche alcuni cortometraggi e soprattutto collabora come sceneggiatore con André Téchiné. Nel 1984, con alcuni cortometraggi alle spalle e già una fama di critico cinematografico a tempo pieno, girò Winston Tong en studio, documentazione della registrazione del primo album solista del cantante dei Tuxedo Moon, Steven Brown. Nel 1986 realizza il suo primo lungometraggio, Désordre - Disordine, un film d'azione ambientato tra le bande giovanili parigine. Gelida poetica, spietata, mai compromissoria, che fa dell'atto disperato di autodeterminazione, di libertà, un atto violento, un peccato originale che segna questi loser moderni. Nelle successive opere, il tema centrale risulta essere quello dei conflitti generazionali e le difficoltà di relazione interpersonale: Il bambino d'inverno (!989), Contro il destino (1991), con Jean-Pierre Léaud e musiche di John Cale, L'eau froide (1984), con la grande attrice Virginie Ledoyen. Proprio L'eau froide (L'acqua fredda) rappresenta un passo importante per Assayas, autore che centellina le sue produzioni, e parte della loro rilevanza va addebitato proprio alla loro “necessità”. Il mondo degli adolescenti, in una pellicola ambientata nel 1972, con Bob Dylan e Janis Joplin a fare da colonna sonora. Una delle pellicole più celebrate del regista è sicuramente Irma Vep (1996), omaggio al pioniere della cinematografia francese Louis Feuillade e al cinema di Hong Kong: protagonista l'attrice Maggie Cheung, che sarà la compagna di Assayas dal 1998 al 2001. Irma Vep è da considerare una sorta di summa teorica e nello stesso tempo sentimentale: c'è il confronto con il cinema asiatico e in particolare Hong Kong (sua grande passione), c'è Hollywood, altro grande riferimento amato/odiato, c'è il cinema francese e quella particolare stagione rappresentata dai Film D'Arte come quelli di Feuillade e appunto la sua saga Les vampires (Maggie Cheung interpreta se stessa, chiamata a Parigi per calarsi nei panni della protagonista del remake di Les Vampires). Nel 1997 continua il tributo personale verso il cinema asiatico, con un documentario sul regista taiwanese Hou Hsiao-Hsien, HHH un portrait de Hou Hsiao-Hsien. L'anno dopo, con Fin Aout, début semptembre, si ritorna a trattare di un gruppo di giovani che attraversa il difficile passaggio dall'adolescenza alla prima maturità. Intervellato da un'inedita grossa produzione in costume Les Destinées sentimentales (2000), tratto da un romanzo di Jacques Chardonne, con Emmanuelle Béart e Isabelle Huppert, il trasporto verso il mondo visivo orientale, ritorna con le successive due opere: Demonlover (2002) e Clean – Quando il rock ti scorre nelle vene (2004). La prima è ambientata nel mondo della produzione dei “manga”, con la colonna sonora dei Sonic Youth. La seconda, dalle atmosfere punk-rock (protagonista ancora Maggie Cheung), dimostra quanto sia fondamentale per una più profonda comprensione del cinema di Assayas, scandagliare la componente rock. I suoi racconti di giovani, i suoi personaggi adolescenti, gli scontri generazionali, sono legati da un filo conduttore ben chiaro che riconduce ai suoni punk, alla sua rabbia, alla sua forza espressiva. Nel 2005 dirige un episodio del film collettivo Paris, Je t'aime, dedicato al “III arrondissement” parigino e nel 2007 partecipa a Chacun son cinéma, film celebrativo prodotto per il festival di Cannes e composto da 33 brevi cortometraggi d'autore. Nel 2007, Fuori Concorso a Cannes, Assayas si trasferisce a girare negli Stati Uniti, con Boarding Gate (protagonista Asia Argento), rivoluzionario noir che si nutre del classicismo, attraverso le insenature moderne della globalizzazione economica. Del 2008 è L'heure d'été (con Juliette Binoche), lungometraggio dedicato al ventennale del Museo D'Orsay e che in un certo senso ricompatta tutta la filmografia dell'autore francese, sviluppando un progetto intorno al mondo contemporaneo, in cui si mescolano culture e linguaggi, e il movimento degli individui è determinato – come in tutte le epoche – dagli affari e dal denaro. Sempre nello stesso anno, Assayas gira un documentario, Eldorado/Créations, cercando di ricostruire la genesi e la lavorazione di Eldorado (Sonntags Abschied), pièce nata da una partitura inedita del compositore tedesco Karlheinz Stockhausen, che nel 2007, prima della sua recente scomparsa, ne ha proposto la messa in scena a un famoso coreografo e ballerino francese, Angelin Preljocaj. Nelle pause tra un film e l’altro, continua la sua attività di critico e saggista: negli ultimi vent’anni sono stati infatti pubblicati suoi scritti su Ingmar Bergman, il cinema asiatico, Kenneth Anger e Guy Debord. È del 2010 Carlos (Fuori Concorso a Cannes), 333 minuti per ricostruire la figura del noto rivoluzionario venezuelano Ilich Ramirez Sànchez. Il biopic è stato pensato per la televisione, diviso in tre puntate ed ha anche una versione per la sala di 165 minuti. Ennesima lezione memorabile di cinema fatto di realismo e utopie realizzabili. |
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