FEDERICO FELLINI
DA VIA VENETO A LA DOLCE VITA

una mostra di Orio Caldiron e Paolo Speranza

Il clamoroso successo di La dolce vita, uscito nel febbraio 1960 – l’anno della svolta del cinema italiano con Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti e L’avventura di Michelangelo Antonioni – è stato accompagnato da una pioggia di polemiche giornalistiche, culturali, politiche, confermando il carattere di novità e di discontinuità del capolavoro di Federico Fellini, il grande regista di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Se l’attenzione dei quotidiani e dei settimanali è cominciata sin dalla preparazione del film per proseguire a lungo dopo l’uscita, in realtà i numerosi reportage su Via Veneto, frequentata da attori, scrittori, vip, che appaiono soprattutto sui rotocalchi, sono all’origine stessa del film in quanto ne hanno costituito il punto di partenza, il materiale di avvio, l’insieme di scandali e avvenimenti sulla base dei quali sono stati elaborati il soggetto e la sceneggiatura. La mostra si propone – con una trentina di pannelli di 50x70 – di ripercorrere tutta la vicenda, dalle pagine dei rotocalchi della fine degli anni cinquanta dedicate a Via Veneto e dintorni, via via fino ai primi annunci del film, alle scelte di casting (tra cui è fondamentale quella di Anita Ekberg ) e alle varie fasi della realizzazione, puntualmente seguite e riportate dalla stampa, per arrivare poi alla lunga serie di polemiche avviate sin dal momento della prima proiezione e nei mesi successivi, assieme a un enorme numero di recensioni e interventi giornalistici. Sospesa tra cinema e costume, tra realizzazione cinematografica e comunicazione giornalistica, la mostra – che ripropone un gran numero di copertine, di fotografie e di paginoni di rotocalchi spesso a colori – coglie un momento importante della società italiana e del cambiamento in corso in quel fatidico inizio degli anni sessanta, che segna la trasformazione del Paese e annuncia la irripetibile stagione del boom. La mostra è accompagnata da un ampio catalogo, con lo stesso titolo, che comprende interventi storico-critici e materiali iconografici in grado di integrare, anche dal punto di vista biografico e bibliografico, gli aspetti del fenomeno Fellini affrontati nell’esposizione.

C’era una volta in Via Veneto

“Qui ci cono le banche e gli ateliers, i grandi alberghi e le salsamenterie, le redazioni di alcuni giornali e soprattutto i caffè. Via Veneto più che una strada diventa una sala stampa, una passerella per défilés, un cenacolo di letterati, una succursale di Cinecittà, un ridotto per intrecciare relazioni mondane e sentimentali, un luogo dove il tempo non si misura con l’orologio ma con le abitudini e il pubblico”.

Oriana Fallaci, “L’Europeo”, 24 ottobre 1954

“L’Europeo”, 29 luglio 1962

“Marc’Aurelio”, 13 agosto 1954

Via Veneto, anni Cinquanta

Antonella Lualdi e Claudia Cardinale in Via Veneto

Antonella Lualdi e Claudia Cardinale in Via Veneto

“Tempo”, 19 agosto 1958

“Oggi”, 26 novembre 1959

“Settimana Incom illustrata”, 16 maggio 1965

“Tempo”, 9 settembre 1961

Quella notte al Rugantino

“Scrivendo il copione, gli sceneggiatori hanno raccontato, si può dire, la grande estate romana del ’58, affollata com’era di personaggi clamorosi, animata da scandali banali, ma anche di episodi cupi e disperati”.

Nerio Minuzzo, “L’Europeo”, 19 aprile 1959

Lo strip-tease di Aichè Nanà al “Rugantino”

Il momento clou dello spogliarello

“Tempo”, 18 novembre 1958

“L’Europeo”, 23 novembre 1958

Lo spogliarello di Nadia Gray in La dolce vita

Anitona

“Se mi si chiede de La dolce vita, come nel test delle associazioni, rispondo subito: Anita Ekberg! A distanza di trent’anni il film, il suo titolo, la sua immagine, anche per me, sono inseparabili da Anita”.

Federico Fellini, in La dolce vita, a cura di G. Angelucci, Roma, Editalia, 1989

“Fellino chiamato me per chiedere se voleva fare quel parti. Forse perché lui anche credeva quel personaggio lui voleva io fare è veramente io. Però lui dopo raccontato me conoscere non è così”.

Anita Ekberg, Colloquio con Salvatore Quasimodo, “Successo”, marzo 1964

La prima copertina dedicata ad Anita Ekberg in Italia: “Epoca”, 9 ottobre 1955

“Gente”, 4 marzo 1960

“Sorrisi e Canzoni”, 12 aprile 1959

“Settimo Giorno”, 1 agosto 1961

Finalmente Fellini

“Con La dolce vita Fellini, naturalmente, non rinnega il suo passato artistico e quindi i motivi dei Vitelloni, della Strada, di Cabiria ricorrono anche nel nuovo film; ma quest’ultimo ha qualcosa di completamente diverso non tanto nel substrato tecnico-estetico, quanto nel modo di raccontare. Il dramma di una condizione umana, di una singola condizione umana, che nelle opere precedenti era vivo e urgente, è divenuto qui corale e collettivo; e, si badi bene, non si restringe che in apparenza a una via o a una città, come qualcuno potrebbe pensare. È un dramma universale che trascende gli elementi temporali o ambientali ed è narrato da Fellini con un’ampiezza di fiato che testimonia della perfetta maturità artistica da lui ormai raggiunta”.

Angelo Solmi, “Oggi”, 26 novembre 1959

“Settimo Giorno”, 15 gennaio 1959

“Epoca”, 24 maggio 1959

“Le Ore”, 6 febbraio 1960

“Tempo”, 31 marzo 1959

“L’Europeo”, 19 aprile 1959

“Le Ore”, 13 febbraio 1960

“Oggi”, 11 febbraio 1960

Uno scandaloso successo

La copertina del settimanale “Il Reporter”, 23 febbraio 1960

“Bisogna, è tempo, che quel “basta!” finalmente gridato dagli spettatori si indirizzi ai pubblici poteri cui compete e la sanità del costume e il rispetto al buon nome di un popolo civile”.

“L’Osservatore Romano”, 8 febbraio 1960

“Non si era ancora mai vista tanta animazione per una serata del festival. Per assistere alla Dolce vita nello spettacolo pomeridiano è venuta gente da tutta la Provenza. (…) Per lo spettacolo della sera i posti erano prenotati da oltre una settimana. Per la prima volta nella storia di questo festival hanno fatto la loro apparizione a Cannes i bagarini. Un biglietto che di solito costa 1500 si poteva avere ieri mattina solo a 8000 franchi”.

Maurizio Liverani, “Paese Sera”, 11 maggio 1960

“Il Secolo d’Italia”, 28 febbraio 1960

“Italia Domani”, 21 febbraio 1960

“L’Europeo”, 21 febbraio 1960

“Rotosei”, 4 marzo 1960

Federico Fellini e Giulietta Masina a Volendam, in Olanda, con il costume tipico, nel tour promozionale de La dolce vita (“Oggi”, 23 giugno 1960)

La copertina della prestigiosa rivista inglese “Films and Filming” del gennaio 1961 dedicata al cinema italiano

Jayne Mansfield e Carl Rainer nella parodia teatrale della scena della Fontana di Trevi al “Thalian Party” a Hollywood (“L’Europeo”, 5 novembre 1961)

Il manifesto originale della più celebre parodia cinematografica del capolavoro di Fellini: Totò, Peppino e la dolce vita (1961), per la regia di Sergio Corbucci

La rivista “Cinemasud” fu tra i più convinti sostenitori del film di Fellini, al quale dedicò uno Speciale nel numero di febbraio-marzo del 1960 con gli interventi di tre autorevoli critici (Vittorio Caldiron, Giorgio Tinazzi, Mario Verdone) e un editoriale del direttore Camillo Marino dal titolo Invito al coraggio