La poesia italiana, l’alta borghesia milanese di prima della guerra, i tempi del liceo Manzoni, i professori che leggono l’Odissea in greco, il suicidio per amore, il cinema fatto senza le musiche, senza i campi e i controcampi da fiction, senza il piano sequenza alla Dardenne che insegue la nuca dell’eroica fragile protagonista, senza i soliti attori che vediamo in tutti i film.

Unico film italiano presentato in questi giorni al festival di Karlovy Vary, nella Repubblica Ceca, e probabilmente miglior opera prima italiana dell’anno per rigore di messa in scena, struttura narrativa, desiderio di non fare il solito cinema all’italiana, ma di sentirsi parte di un cinema d’arte maggiore.

Per il suo film d’esordio il regista Ferdinando Cito Filomarino ha scelto di raccontare la storia di Antonia Pozzi, poetessa milanese morta suicida a soli 26 anni. In preda alle angosce tipiche dell’adolescenza, Antonia riempì quaderni e diari interi, componendo versi, pubblicati soltanto dopo la sua morte, di una bellezza delicata e intima, pieni di sofferenza ma anche di entusiasmo per la bellezza. Disperata nonostante la vita agiata e protetta, la poetessa perse la battaglia contro il suo male di vivere il 3 dicembre del 1938, all’alba della Seconda Guerra Mondiale, uccidendosi con una dose massiccia di barbiturici sul prato di fronte all’abbazia di Chiaravalle.

A raccontare la bellezza di Antonia Pozzi è la splendida attrice esordiente Linda Caridi, interprete nel film Felicia Impastato (2016) di Gianfranco Albano della parte di Felicetta Vitale.

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Non si capisce perché festival come Venezia e come Cannes non si siano accorti di questo film. Ma il Laceno d’oro ha intuito che è assolutamente fuori dalla norma all’interno della situazione italiana e lo proietta venerdì 9 dicembre, alle ore 20.30, presso il Cinema Partenio di Avellino.

 

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