all winners of 50th Edition of Laceno D’oro

i vincitori e le motivazioni della giuria

Lungometraggi e Documentari – Laceno d’oro awards

Eighty Plus – Želimir Žilnikz

Eighty Plus, perché sembra di sentire oggi “AsTime Goes by” su un pianoforte austriaco che ha attraversato tutta la storia della Jugoslavia scomparsa.

Je suis la nuit en plein midi – Gaspard Hirschi

Conoscere è separare, dividere il bene dal male, il vero dal falso. Ma cosa accade se un personaggio esce dalla sua storia per attraversare i quartieri di Marsiglia? Il Don Chisciotte di Hirschi incarna “lo spirito del tempo a cavallo”, ma palesa così anche la storia di un mondo che non è più in grado di ascoltarlo, e che tuttavia ha ancora bisogno di eroi.Lo sguardo semiserio sulla realtà di Marsiglia diviene così archetipo di un’umanità varia e disincantata. L’opera si rivela originale e allo stesso tempo divertente e drammatica.Auspichiamo una ripresa della storia, ambientata però ad Avellino.

Yrupẽ by Candela Sotos

Il film è come la dolce attesa di 79 minuti per vedere sbocciare una pianta di un raro ecosistema, un film realizzato da una giovane regista che promette di fare lo stesso.

Punku di Juan Daniel Fernández Molero

Il film si esprime attraverso un linguaggio visivo unico, che unisce la realtà quotidiana a quella del mondo spirituale attraverso una struttura frammentata e non convenzionale.

Meteors di Hubert Charuel

Meteors è melodramma che non teme le lacrime. È l’affresco nitido di una amicizia costretta a difendersi da nemici visibili e invisibili. E se le dipendenze sono solo l’aspetto visibile di traumi nascosti, i problemi legati al mondo del lavoro finiscono per far emergere una più radicale difficoltà di inserimento sociale.Tra grandi sogni e destini fragili, la storia racconta in modo intimo e coinvolgente di due personaggi tratteggiati con precisione e in modo assolutamente credibile.

Cortometraggi – “Gli occhi sulla città”

Lengua Muerta – José Jiménez

Per l’inventiva capacità di far dialogare una testimonianza inascoltata dalla Storia con un’immagine pungente, irrequieta, anche disturbante a livello sensoriale, dando consistenza a un documento audio sepolto nel buio con un’immagine povera e potente che prova a cercare una luce, il premio “Gli occhi sulla città” va a Lengua Muerta di José Jiménez.

Samba infinito di Leonardo Martinelli

Per come “gli occhi sulla città” di questo film sanno oltrepassare la festa, il carnevale, le cartoline di Rio de Janeiro per toccare – in modo commovente e profondo nei contenuti e leggiadro e brillante nella forma – un trauma nascosto, non solo personale, la menzione speciale della giuria va a Samba infinito di Leonardo Martinelli. La Menzione Speciale della Giuria va a Samba infinito di Leonardo Martinelli.

spazio campania – Premio chiara rigione

Case cadute di Gianluca Abbate

Per la capacità di portare il movimento nel cuore dello spazio urbano, reinterpretando il trauma del terremoto in Irpinia in una chiave che unisce persone, ambiente e oggetti, tutti accomunati dall’esistere e dunque anche dalla possibilità di cadere. Il mondo è re-incantato attraverso le possibilità in espansione del cinema con uno sguardo fermamente rivolto al futuro ma radicato in una memoria collettiva che ha segnato un’intera generazione. Un’opera che esplora frontiere ibride e sovverte regole, ribadendo l’identità e il valore unici del cortometraggio. Coraggio tematico e visione restituiscono al cinema la sua funzione più alta: dare forma al nostro presente attraverso l’immaginazione.

Una cosa vicina di Loris G. Nese

Per il coraggio di affrontare lo stigma a viso aperto e di indagare un’eredità che non è stata scelta ma che rimane appiccicata come un fantasma, che il cinema può forse finalmente smascherare. . Il rapporto teso tra ecosistema famigliare e unicità dell’individuo vive nei non detti, e in ciò che finalmente si riesce a dire davanti a una telecamera, che diviene catalizzatore di verità. Un film avvincente per la sua capacità di raccontare il connubio tra passato e presente in un luogo di sangue e radici, incrociando documentario e animazione con un fare concreto della ricostruzione che trasforma il personale in universale.

Lei di Parsifal Reparato

Con questo film, Parsifal Reparato squarcia il velo di Maya dell’etichetta “Made in Vietnam”.Il film racchiude immagini contrastanti e tuttavia inscindibilmente legate: i villaggi di campagna cedono il passo all’alienazione delle città,per raccontare una società trainata da giovani donne.Lei è una voce corale e comunitaria: ogni protagonista è diversa dalle altre; eppure, incarna uno stesso destino.Ottima la fotografia, impercepibile lo stacco dal piano del racconto documentaristico e quello di finzione.

Lievete da annaz o sole di Halim Mohammed

Uno sguardo alla cultura africana nella città di Napoli, dove si intrecciano emozioni come paura, incertezza e ricerca delle origini. Il regista crea connessioni nel caos. Lì dove non esistono più eroi o vittime, prende forma una grande comunità ricca di sfumature diverse.Così la ricerca delle proprie origini si trasforma in un inno all’eguaglianza, sulle note di una musica che diventa al contempo espressione autentica di libertà e identità.

red couch pictures awards

Randaghi di Emanuele ed Enrico Motti

Per aver dato vita a un racconto essenziale e intenso, in cui due anime erranti percorrono luoghi di confine sospese tra smarrimento e desiderio di riscatto. Il loro viaggio, apparentemente senza direzione, si trasforma in un percorso interiore che rivela fragilità, attese e un bisogno silenzioso di incontro.

Con eleganza sobria e forza poetica, il film traduce periferie deserte, notti dilatate e spazi marginali in paesaggi dell’anima, restituendo profondità e dignità a esistenze spesso invisibili. Nel progressivo rarefarsi del mondo attorno ai protagonisti, la deriva assume il valore di una rivelazione, una luce discreta che affiora dal margine.

Per la capacità di illuminare ciò che solitamente resta nell’ombra e di trasformare un vagare incerto in un gesto di autentica umanità, il Red Couch Award va a Randaghi di Enrico Motti ed Emanuele Motti.