LACENO D'ORO
46° Festival Internazionale del Cinema

IL CINEMA CHE RIFLETTE | 5 – 12 DICEMBRE 2021 | IRPINIA – ITALIA

IL CINEMA CHE RIFLETTE
5 – 12 DICEMBRE 2021 | IRPINIA – ITALIA

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46° Laceno d’Oro Film Festival | 5-12 Dicembre 2021 | Avellino

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Laceno d'oro

NANNARELLA! NANNARELLA!
(Anna Magnani: Roma, 7 marzo 1908 – Roma, 26 settembre 1973)

"Roma città aperta - Via Montecuccoli
A via Montecuccoli, nel cuore del quartiere popolare del Prenestino e a due passi dalla movida del Pigneto, nel 1945 Roberto Rossellini girò la scena madre di "Roma città aperta", capolavoro indiscusso del neorealismo italiano e del cinema mondiale, il cui titolo fa riferimento ai nove tragici mesi in cui la città venne dichiarata "non zona di guerra" rimanendo tuttavia preda delle scorribande dei nazifascisti. La storia (anzi le storie, il film intreccia vicende e personaggi diversi) è ambientata nella capitale occupata dai tedeschi: mentre si attende la risalita delle truppe alleate, la resistenza si organizza.
Proprio lungo questa strada la popolana Pina, interpretata con grinta e passione da Anna Magnani, viene ammazzata con una raffica di mitra davanti al figlioletto e all' impotente Don Pietro (Aldo Fabrizi) mentre rincorre il camion dei nazisti su cui è stato caricato suo marito, tipografo antifascista, dopo un rastrellamento. Resta nell'immaginario collettivo la tragica corsa e l'urlo verso il coniuge: "Francesco! Francesco!" Il cadavere di Pina rimane sul selciato. Il bambino, divincolatosi dalla stretta protettiva del prete, l'abbraccia ormai morta. Ha raccontato anni dopo Rossellini: "La preoccupazione di Anna Magnani era quella di non farsi male. Ma quando ha girato la scena ed è caduta, è caduta come è caduta, e si è ferita perché a quel punto aveva perso ogni prudenza, si metteva con la disponibilità completa nelle cose, questa era la sua straordinaria forza"
Il film venne realizzato in condizioni difficili e non è retorico dire che quella tenacia produttiva e quell'intuito artistico fecero davvero il giro del mondo fondando un canone cinematografico, tanto che - solo per citare un esempio - il regista tedesco Otto Preminger disse che "la storia del cinema di divide in due ere: una prima e una dopo "Roma città aperta".
Il fatto che a pochi mesi dalla fine della guerra, in una capitale ancora in gran parte sfregiata dai bombardamenti, con materiali di fortuna e molti altri presi dalla strada, Rossellini sia riuscito a restituire lo spirito di un paese messo in ginocchio dal nazifascismo ma ancora in grado di trovare le energie per emanciparsi e ribellarsi all'orrore, non può essere compreso se non si coglie lo spirito politico con il quale la pellicola venne prodotta. Un intento che finì per contagiare anche Aldo Fabrizi, che non vantava certo simpatie 'di sinistra'.
"Questo è il film della paura, quella di tutti ma soprattutto della mia" avrebbe in seguito raccontato il regista. Bisogna proprio andare verso il Pigneto, dall'altra parte di via Prenestina verso la Casilina, per ritrovare l'oratorio che sorge alle spalle della chiesa di Sant'Elena, lungo via Avellino, dove don Pietro, alias Fabrizi, dà accoglienza ai bambini e supporto logistico ai partigiani."
(R. Mordenti, V. Mordenti, L. Sansonetti, G. Santoro - Guida alla Roma ribelle)
PPP 54 DC
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