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Road to Festival – Intervista a Samuele Sestieri, regista di Lumina – FUORI CONCORSO

LACENO D’ORO – FUORI CONCORSO
Intervista a Samuele Sestieri, regista di Lumina

Tra ruderi e macerie di un mondo perduto, di luoghi remoti e dimenticati, si aggira una donna, sola; ha un dono: percepire la memoria degli oggetti abbandonati come reperti archeologici della Storia umana che è insieme collettiva e privata, fatta di volti singoli e sentimenti, e restituirgli energia, illuminarli; così tramite uno smartphone rimesso in funzione la donna riscopre l’amore. Questa, a voler sintetizzare, la trama dell’ultimo film di Samuele Sestieri, presentato in anteprima internazionale al Festival del Cinema di Rotterdam e poi in Italia alla Mostra del Cinema di Pesaro. Lumina è un’opera che si presenta come un congegno filmico complesso, caleidoscopio nelle suggestioni, che ci immerge in un universo dove il cinema si riappropria del suo compito di riflettere sui nostri tempi, siano essi presenti, passati e futuri, ma che per farlo intraprende sentieri curiosi, quasi a seguire una piccola Alice attraverso lo specchio…Ne abbiamo parlato con il regista

DF: Ad un primo sguardo verrebbe da definire Lumina un film fantascientifico, apocalittico, genere assolutamente d’attualità a guardare la saggistica, la serialità e il cinema a tutto tondo, eppure sembra esserci nel film un continuo ripensamento del genere, un giocare sottile con il linguaggio filmico, come se si camminasse sul confine, tra gli interstizi, lasciando ampio spazio a suggestioni oniriche e fiabesche che più che alla distopia fanno pensare alle avventure di Alice nel paese delle meraviglie o alla Dorothy del Mago di Oz. A questo inoltre si aggiunge una continua riflessione meta-cinematografica che ci spinge ancora oltre. Come nasce la costruzione di una struttura tanto unica

SS: Inizialmente con Pietro Masciullo abbiamo pensato ad un racconto fantascientifico ma poi questo riferimento è andato via via in dissolvenza per lasciare il posto ad altro. Inoltre per me le macerie, questo mondo in rovina, i rifiuti risputati dal mare sono come dei correlativi oggettivi di ciò che prova la protagonista, la metafora di un paesaggio interiore. La rovina per me è un sentimento, uno stato d’animo. Ed ecco dunque che la fantascienza ha lentamente lasciato il posto al sogno ed alla fiaba, al viaggio di formazione dell’eroina alla ricerca della propria identità. A noi interessava raccontare lei, la protagonista ( Carlotta Valda Mei ), il suo percorso, il suo riscoprire un mondo, quello umano, nei suoi meandri più intimi e privati.

DF: È molto interessante in effetti che in questa riscoperta dell’umano avvenga in Lumina tramite un dispositivo elettronico, per mezzo di uno smartphone, laddove in altre celebri narrazioni distopiche, penso a capolavori come Brave New World di Huxley o Fahrenheit 451 di Bradbury, quest’agnizione avviene tramite il libro, la parola scritta. Nel tuo film invece si compie questo passo ulteriore e l’umano (ri)scopre se stesso tramite immagini filmate, evanescenti e digitali…

SS: Esatto, è molto interessante quello che dici perché è proprio il punto centrale del film: il cellulare e le tecnologie che lei è in grado di riattivare, allo stesso tempo fanno riapparire le memorie analogiche, le pulsioni tangibili; perché se lo smartphone le permette di rieducarsi alle immagini questo rapidamente non è più sufficiente. Le memorie digitali, l’osservazione dell’amore e dell’intimità altrui risvegliano in lei la consapevolezza del proprio corpo, la carnalità, il desiderio, l’amore.

DF: Inoltre questo discorso ci porta ad operare una riflessione sul video stesso, una sorta di ripensamento sulle immagini da noi prodotte costantemente, che ci invitano anche, forse, a dare un valore, non solo a quello che noi riprendiamo nel presente quotidiano dai nostri smartphone ma anche a riscoprire gli archivi e le teche video delle nostre famiglie, i footage privati, le nostre memorie.

SS: Sì, e questo poi, come ci siamo detti con Pietro Masciullo, è proprio il senso del Cinema: quello di ricordarci costantemente che siamo connessi a una memoria condivisa ma anche privata e individuale. Oggi questo ha ancora più valore dal momento che iper-produciamo immagini. Allora la domanda che ci siamo posti e che pone il film è, «cos’ha il cinema – prima immagine in movimento della storia – di diverso dai video con cui c’interfacciamo ogni giorno? ». E la risposta è proprio questa, il Cinema ci tiene ancorati alla Storia e come accade alla protagonista del film, il Cinema, sebbene nel suo animo sempre più digitale, risveglia tiene in vita in noi emozioni e ricordi analogici.

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