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Conversiamo con Martín Solá, documentarista argentino

Mentre l’estate scorre lenta, il Laceno d’Oro ha riacceso i motori per la prossima edizione di dicembre. Aspettando l’annuncio dei nuovi ospiti e film in concorso, non possiamo non ricordare tra gli artisti chi è già stato presente negli anni precedenti, condividendo impressioni, rievocando memorie e discutendo del cinema scoperto o ritrovato grazie al Laceno. Ma soprattutto del futuro e dei progetti che stanno per cominciare. Conversiamo con Martín Solá, documentarista argentino che ha guadagnato una menzione speciale al Festival dei Popoli nel 2021, autore di Metok, La familla chechena e Hamdan.

Il Laceno d’Oro ha ricominciato a lavorare per l’edizione 2022, tu che sei stato già ospite che ricordo hai del Festival?
Ricordo soprattutto il piacere di incontrare la gente, stare con i registi. Ma anche parlare di cinema, assistere agli incontri. Ricordo di aver visto film interessanti, ma quello che mi ha colpito particolarmente è stato l’ambiente, l’atmosfera, che per me in un festival è fondamentale: mangiare con persone sconosciute, conoscersi, bere e parlare con gli altri, sentendo il cinema.

Quale dei tuoi lavori il pubblico del Laceno ha avuto il piacere di vedere?
La familia chechena (2015) un documentario che esplora l’esperienza mistica dei musulmani sufi in Cecenia. Nel film mostro danze, i rituali mistico-religiosi, restituendo lo sguardo con un’immersione nella spiritualità del mondo.

Come definiresti il cinema e i film che hai trovato al Laceno, e cosa pensi che abbia in comune con la tua arte?
Sono stato membro della giuria nel 2018, anno in cui erano presenti Júlio Bressane, importante regista brasiliano, e Stéphane Brizé, un autore più vicino alle dinamiche mainstream. La competizione ufficiale invece mostrava un cinema più indipendente, anche nella sezione dedicata al documentario. C’è una diversità molto particolare all’interno dell’offerta del Laceno d’oro: contemporaneamente si può conoscere sia un cinema più vicino al grande pubblico che un cinema d’autore. Mantenere questo equilibrio all’interno di un festival, come nell’arte, è estremamente interessante.

A cosa stai lavorando in questo momento?
Completato Metok (2021), documentario sul viaggio in Tibet di una monaca e il suo ritorno a casa, il film sta seguendo il suo iter di distribuzione e visione nei festival, prossimamente anche in Francia. Il mio prossimo progetto si differenzia dai precedenti perché affronta la fiction. Un tema un po’personale perché parla di una mia antica passione, anche se abbandonata da tempo, il surf sulle onde dell’oceano.

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