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Intervista con Mattia Biondi, regista del cortometraggio Rivolta E Malinconia

Qual è stato il tuo percorso artistico?

Ho una formazione da autodidatta. La pratica che sperimento si basa sull’utilizzo di strumenti minimi ed essenziali ed è orientata allo sviluppo di processi creativi riguardanti la fusione di materiale di archivio ed elementi autobiografici. Per quanto mi riguarda, al momento, fare film significa comporre in fase di montaggio frammenti e visioni già esistenti ma allo stato disperso. Ogni film è allora un’intuizione, l’invenzione di un metodo attraverso cui combinare e associare materiali scompaginati. Il cinema m’interessa come strumento per pensare e problematizzare esteticamente le immagini.

Parliamo del tuo progetto in concorso al Laceno d’Oro, qual è stata la scintilla? Come è cominciato questo lavoro?

Rivolta e malinconia è un lavoro nato per caso e rapidamente, quasi come reazione istintiva alla delusione personale nei confronti di un progetto precedente. Si tratta di un piccolo film che riflette in modo giocoso ma consapevole sul passato e sul senso del romantico, inteso nella sua accezione specifica. Alcune “deviazioni” letterarie non previste, occorse in fase di studio, hanno condizionato idee e montaggio in modo inaspettato. Il risultato finale è una dichiarazione d’intenti silenziosa eppure appassionata. Sempre più spesso mi trovo ad assecondare suggestioni non squisitamente cinematografiche.

Finalmente il cinema e i festival stanno tornando nelle sale. Pensi che dopo questi due anni il cinema, dalla produzione alla distribuzione e alla fruizione, sia inesorabilmente cambiato?

Credo di sì. Sala fisica e sala virtuale hanno già iniziato a dialogare, a convivere anche all’interno dei festival. In questo nuovo scenario ibrido e in costante divenire, mi auguro che le sale cinematografiche lavorino per scongiurare la perdita della loro stessa identità e per sviluppare una sempre più forte relazione con il pubblico: curatela nella programmazione, incontri con gli autori, rassegne, retrospettive; eventi e occasioni d’incontro che permettano di costruire un rapporto stabile anche con i non addetti ai lavori.

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